i bronzetti

Il bronzetto, come viene chiamata questa forma d’arte dalle origini antiche, oltre a costituire un fenomeno geograficamente esteso  è certo espressione dal percorso lungo. Ben noti i bronzetti nuragici della Sardegna realizzati prima dell’avvento dell’età del ferro; non meno noti i prestigiosi reperti etruschi da tombe del IX-VIII secolo a.C.  Oltre a figurazioni votive abbiamo rappresentazioni di guerrieri, cacciatori e divinità, ma anche imbarcazioni e animali. Sorprende la straordinaria diffusione di queste opere di piccolo formato, prodotte a cera persa. Dalla civiltà paleo veneta, specie nell’area patavina e quella di Treviso, fino al territorio mantovano, provengono numerosi ritrovamenti a indicare l’esuberanza creativa fra insediamenti preromani. Ma la produzione delle piccole fusioni riguarda territori molto vasti e comunità assai differenziate.

L’Italia è il luogo della fioritura del  bronzetto rinascimentale e barocco, non quale studio preliminare per sculture più grandi; è piuttosto opera in sé, connotata da autentica dignità artistica. Grandi nomi sono infatti connessi a questa tipologia, da Francesco di Giorgio Martini al Giambologna e Baccio Bandinelli, da Jacopo Alari Bonacolsi ad Andrea Briosco…  Una tradizione ininterrotta e vitale, giunta fino a noi grazie a numerosi appassionati, nel corso dei tempi, di quest’arte particolare.

Ulrico Montefiore è fra questi. Mi sono provata a ricostruire alcune fasi di tale interesse creativo, tramite fotografie di archivio; solo di rado ho personalmente visto i bronzetti  prodotti da questo artista,  data l’irreperibilità degli esemplari.

Silvia Musumeci